Le conseguenze del caldo sulla Rosa

Come già avvenuto in passato per annate straordinarie, questa estate rimarrà certamente nella mente degli Italiani come particolarmente calda e siccitosa, causa di disagi più o meno gravi sulla salute delle persone e degli animali, non per ultimo anche tutto il mondo vegetale.

La Rosa, in generale, è una pianta estremamente adattabile, sia a temperature molto rigide che all’estrema calura, grazie alla sua capacità di rallentare la propria attività vegetativa, riducendo al minimo i dispendi energetici. Se in inverno la pianta reagisce al freddo con la perdita dell’apparato fogliare, in estate invece possono verificarsi problematiche più evidenti, proprio a livello metabolico, dunque vegetativo. Nonostante la pianta venga annaffiata regolarmente, infatti, il perdurare di alte temperature induce comunque uno stress sulle foglie che si traduce visivamente in ustioni e clorosi localizzate soprattutto lungo il bordo della lamina. Se la rosa si trova in piena terra e non è al primo anno di impianto, intensificare le annaffiature nei periodi particolarmente critici non apporta migliorie, al contrario può favorire colpi di calore per l’eccessiva differenza termica fra l’apparato radicale e la parte aerea del rosaio. Si consiglia pertanto di assecondare la dormienza estiva delle piante, con annaffiature abbondanti, piuttosto che frequenti.

Dall’altro lato, se i rosai sono stati messi a dimora da poco tempo oppure se vengono coltivati in vaso, occorre prestare più attenzioni nell’assistere le piante con le irrigazioni, dal momento che la mancanza di un apparato radicale ben sviluppato o la presenza di terricci troppo leggeri nei contenitori provocano spesso carenze idriche che si manifestano con ingiallimenti diffusi.

Durante l’estate appena trascorsa, i problemi riscontrati sulle rose non sono stati solo di tipo fisiopatologico: purtroppo abbiamo verificato un aumento esponenziale di danni parassitari legati a insetti che proliferano in climi particolarmente caldi, soprattutto il ragnetto rosso. Questo tipo di patogeno è talmente attivo da ottenere in breve tempo esplosioni rapide e massive delle popolazioni, così da provocare persino la completa distruzione della pianta, se non si interviene tempestivamente con prodotti acaricidi specifici.

Quando si verifica un attacco da ragnetto rosso, l’iniziale perdita di lucentezza nella pagina superiore del fogliame viene seguita da una decolorazione più o meno intensa e da una tipica sfumatura grigiastra e bronzea, fino ad arrivare alla completa defoliazione della pianta. Un esame più attento della vegetazione colpita, soprattutto con l’aiuto di una lente di ingrandimento, evidenzia la presenza delle forme mobili del ragnetto e mette in risalto le piccole e lasse ragnatele accompagnate da una polverina bianco-grigiastra. Purtroppo l’uso di antiparassitari non è selettivo e può danneggiare l’intera biocenosi, pertanto se ne consiglia l’uso solo in casi di effettiva necessità e con interventi mirati.

Da questa panoramica un po’ sconfortante per un vero amante della rosa e del giardino in generale, deve però emergere anche un dato positivo: così come un incendio provoca una successiva rinascita della biodiversità e un’espansione della natura, periodi ambientali critici come un’estate estremamente calda sono seguiti da riprese vegetative autunnali del tutto straordinarie. Al progressivo calare delle temperature, infatti, si assiste alla nascita di numerosi nuovi getti nelle piante di rose, che portano a una loro totale rigenerazione con grandi vantaggi: nelle varietà rifiorenti, assisteremo a uno spettacolo di fioriture autunnale, mentre per le varietà antiche non rifiorenti noteremo l’emissione di nuovi lunghi rami che porteranno fiori nella successiva primavera. Non tutto il male vien per nuocere.